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Santuario del Pilastrello

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L'altare marmoreo è anche in questo caso del Sartorelli (1802). La pala d'altare rappresenta S. Antonio Abate che visita S. Paolo l'eremita (olio su tela centinata, cm. 256 x 146), opera del 17943 di Tommaso Sciacca (Mazara del Vallo 1734 - Lendinara 1795). Il dipinto venne commissionato allo Sciacca dal poeta lendinarese Giovan Battista Conti per farne dono al Santuario insieme alla tela attualmente posta sul secondo altare di sinistra. L'opera raffigurante S. Antonio Abate che «conversa con S. Paolo l'eremita in tunica bianca, seduto e con il crocefisso in mano. In alto, su un ramo, sta il corvo che ha nel becco il pane di cui per quarant'anni si nutrì l'eremita» (Brandolese, 1990, pag. 197).

   Le statue in marmo di Carrara, laterali alla pala d'altare rappresentano S. Sebastiano e S. Lucia e sono opera dello scultore Tommaso Bonazza che le realizzò agli inizi dell'800.
Al di sotto della mensa marmorea, entro un'urna vetrata, sono deposte le reliquie del martire S. Emante (sec. III) prelevate dalle catacombe di S. Callisto il 26 marzo 1820 e donate a don Francesco Antonio Baccari il 5 febbraio 1822 dal vescovo Giuseppe Bartolomeo Menocchio, dell'ordine degli Eremiti di S. Agostino. Lo stesso Baccari ne fece dono al Santuario il 10 agosto 1823, dopo averle fatte rivestire. Nel 1937 S. Emante venne plasmato nella cera. Sempre all'interno dell'urna è posta l'ampolla di vetro contenente il sangue coagulato del Santo e una pietra sepolcrale.

   Al termine della navata, prima di immettersi nella cappella destra del presbiterio, si apre un'apertura che conduce all'esterno della Basilica; in sommità un'iscrizione ricorda che nel fondo di Giovanni Borezzo nel 1509 venne ritrovato il Simulacro ed in seguito eretta la chiesa (1579).