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Alberto Mario


Alberto Mario

alberto marioNato nel 1825 a Lendinara, fu studente universitario a Padova e di qui riparò a Bologna dopo aver partecipato alla manifestazione antiaustriaca dell’8 febbraio 1848.
Recatosi a Milano dopo aver partecipato come volontario alla prima guerra d’Indipendenza, fu profondamente influenzato dalle idee di Mazzini, che conobbe personalmente.
Dopo aver vissuto per qualche anno a Genova collaborando ai giornali democratici locali, fu espulso dagli stati sardi perché compromesso nel tentativo insurrezionale genovese del 29 giugno 1857.
jessewhitemario
Si recò allora in Inghilterra ove sposò Jesse White, giovane inglese simpatizzante del movimento repubblicano italiano. Qui consolidò i suoi rapporti con Mazzini collaborando anche alla redazione della rivista "Pensiero e Azione".

Dopo l’attiva partecipazione alla spedizione dei Mille e la seguente delusione politica per lo sbocco monarchico delle annessioni, si avvicinò sempre di più a Cattaneo e alle sue idee federaliste.

Era giunto, secondo Mario, il momento di abbandonare la lotta armata a favore di metodi democratici che favorissero la partecipazione politica di più ampi strati sociali.
Il grande interesse per la politica nazionale e internazionale non gli impedì comunque di riannodare la relazione col natìo Polesine nell’ultimo ventennio della sua vita.

Nel 1869 iniziò a risiedere stabilmente a Lendinara.
Qui la sua attività fu incessante: ricoprì la carica di consigliere comunale per vari anni, divenne membro della Società Operaia di Mutuo Soccorso, aderì alla Lega democratica veneta e fondò l’Associazione anticlericale di Lendinara

L’interesse per le sorti della sua terra rimase vivo fino alla fine dei suoi giorni.

Si spense fra l’1 e il 2 giugno 1883 a causa di una malattia incurabile.

Fra i suoi scritti, oltre alla copiosa produzione giornalistica e saggistica, dobbiamo ricordare l’affresco storico di "Camicia rossa" nel quale tratteggiò con grande vigore non solo gli avvenimenti ma le figure dei singoli protagonisti dell’epopea dei Mille.


 

L'IDEA FEDERALISTA NEL VENETO (da Veneto libaro)

Una delle accuse più frequenti nei confronti di chi, fin dai primi anni ‘80, cercò di diffondere gli ideali autonomisti e federalisti, fu quella di portare avanti delle idee che non avevano una storia alle spalle e quindi totalmente estranee alla realtà veneta.

L’idea federalista invece, per quanto riguarda la nostra regione, ha una notevole tradizione anche se poco conosciuta e valorizzata.
La battaglia federalista, per l’autogoverno, ha nobilissimi precursori a partire da Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, artefici di quell'ultimo periodo di autogoverno che fu per il nostro popolo la Repubblica Veneta del 1848-49, un periodo storico che continua ad essere praticamente sconosciuto, ignorato dai più. "Non si capisce perché per le cinque giornate cinque di Milano continuano a scorrere fiumi di inchiostro e ci sono perfino ricostruzioni televisive, mentre per la rivoluzione Veneta che durò dal marzo del 48 all'agosto del 49 c'è l'oblio quasi assoluto".

Illuminante per capire gli scopi di questa rivoluzione l’intervista che lo storico inglese Nassau William Senior fece a Daniele Manin.
Alla precisa domanda "Qual’erano i veri obiettivi dell’insurrezione veneziana", Manin risponde testualmente:"Preferivamo essere una Repubblica indipendente confederata con gli altri stati italiani"

Per non parlare del Dalmata Nicolò Tommaseo nativo di Sebenico, che pronunciò il luglio 1848 un famoso discorso irriducibilmente contrario alla fusione col Piemonte.

E come non ricordare Alberto Mario, nativo di Lendinara, garibaldino convinto, tanto da partecipare alla spedizione dei mille (ah, gli errori della gioventù.....) e che, qualche anno dopo arrivava a scrivere: "E la centralizzazione sta tutta racchiusa nel legislatore unico e nella legge unica in cotanta diversità di popoli, di tradizione, di genio, di linguaggio, di interessi, di costumi, di civiltà. Or come la stessa legge civile e penale e finanziaria e comunale e di sicurezza pubblica e di lavori pubblici può adattarsi alla Basilicata e alla Toscana, alla Val di Mazzara e alla Venezia, alle popolazioni dell’Appennino calabrese e alla montagna di Pistoia?"

Ma anche la figura di Alberto Mario; coerente con i propri ideali repubblicani fino al punto di rifiutare l'entrata nel parlamento per non giurare fedeltà alla monarchia (proprio come Carlo Cattaneo), continua ad essere poco conosciuta.

Ancora più sconosciuta l'opera e l'idea di Pier Eugenio Alberi nato a Padova nel 1807, storico, di cui si ricordano le raccolte dei "Dispacci degli Ambasciatori Veneti al Senato durante il XVI secolo" e nel 1860 "L'Italia - federalista": neoguelfo e fervente sostenitore del progetto di Napoleone III finalizzato a costruire la federazione in Italia.

Né le istanze federaliste si placano con l'annessione del Veneto all’ltalia nel 1866. Anzi, appena ventitrè anni dopo, nel 1889 Ferruccio Macola, direttore della Gazzetta di Venezia, propone di costituire una federazione politica regionale. "Se potesse realizzarsi il sogno di Marco Minghetti e di Alberto Mario, il Veneto sarebbe la regione che certamente ne risentirebbe maggiori vantaggi della sua autonomia".
E dopo aver denunciato la situazione di stampo colonialista nella quale si era venuto a trovare il Veneto (tra i veneti nessun ministro, nessun segretario generale, nessun generale ecc.) il Macola conclude con: "La federazione veneta ha lo scopo di tutelare efficacemente con i mezzi di cui può disporre, gli interessi della regione, troppe volte trascurati".

Si arriva così al nostro secolo, e la figura di Silvio Trentin, giurista e costituzionalista, nobilita in maniera limpidissima l'idea federalista.
E' Norberto Bobbio a sottolinearlo: "L'originalità del pensiero federalista di Trentin, o se vogliamo la sua caratteristica sta nel muoversi nella direzione del federalismo interno molto più che in quella del federalismo esterno".

E' singolare che, proprio come Alberto Mario, anche Silvio Trentin all'inizio elabori tesi centraliste. E' egli stesso a sottolinearlo, con una onestà intellettuale sconosciuta a tanti politici odierni: "Confesso che, anch'io per un momento ho creduto all’esistenza e all’autorità di una siffatta legge secondo cui il tipo di Stato semplice - unitario attua il perfetto equilibrio".

Nel 1943 esule antifascista in Francia, Silvio Trentin, scrive il manifesto "Liberer et federer" (Liberare e Federare), ed elabora una bozza di costituzione federalista nella quale dichiara: "L'Italia è una repubblica federale e rivendica, in questa sua qualità, il titolo di membro fondatore della Repubblica europea. La Repubblica federale italiana è una collettività di regioni autonome e ogni singola regione costituisce, alla sua volta, un ordine federale. Ciascun cittadino della Repubblica federale gode, oltre alla nazionalità italiana, cittadinanza di una delle Regioni della Repubblica".


 

RAPPORTI CON ALBERTO MARIO

Il legame tra Miss White e Alberto Mario nasce all'ombra delle insegne mazziniane per poi fortificarsi nel rispetto delle reciproche idee, che poi porterà i due coniugi ad una definitiva separazione finale avente come spinta promotrice da una parte Mazzini e Garibaldi, e dall'altra il federalismo di Cattaneo.

Jessie e Alberto si incontrano per la prima volta a Genova nel 1857 e nello stesso anno sono arrestati con l'accusa di essere tra gli organizzatori della spedizione di Pisacane nel Sud della penisola.

marioL'esperienza del carcere li avvicina ulteriormente e trasforma il loro sentimento di amicizia in un qualcosa di più profondo e personale.
Politicamente sono sempre molto diversi e Bertelli ha così descritto questa loro diversità: «La Jessie mazziniana ardente e unitaria intransigente; Alberto seguace di Cattaneo e Ferrari, federalista logico e convinto; le tendenze e la cultura della Jessie essenzialmente moderne; la cultura di Mario essenzialmente classica. La Jessie portata a preferenza agli studi sociali, Mario a quelli politici e letterari, antisocialista e individualista fanatico. La Jessie indulgente verso Crispi, non ne negò mai le benemerenze patriottiche e l'opera legislativa; Mario del Crispi critico spietato e talora ingiusto».

Ciò che risalta della persona di Alberto Mario è un forte interesse per la cultura in genere. Questa sua particolare inclinazione allo studio lo rende uomo di grande riflessione e coscienza pratica che non si concretizza mai nella volontà di agire violentemente, come invece prevedeva il programma mazziniano, ma auspicava un'evoluzione scientifica della società.

Alberto Mario è tra quegli uomini che sia in ambito politico, sia nei confronti della sua compagna inglese mostra sempre moderazione e apprezzamento; non costringe mai la White a scelte improprie, accettando nel massimo rispetto degli ideali mazziniani, nonché garibaldini, la volontà della moglie.

Il rapporto tra Alberto e Jessie avrebbe dovuto avvicinare il riformista di Lendinara al profeta dell'Unità, lo avrebbe dovuto aiutare a vincere certe perplessità riguardanti il programma politico repubblicano.
Invece, l'incontro con la cultura sassone, fa di Mario un libero pensatore e ne favorisce la maturazione politica in chiave evoluzionista e federalista.

Scrive Mario: «Jessie White ha profondamente modificato la mia educazione politica e letteraria, sfrondandola, per quanto le riuscì, del rigoglio retorico, richiamandomi all'osservanza del reale e iniziandomi nei segreti del pensiero inglese, mondo nuovo per me che veleggiavo placidamente sul lago dell'idealismo hegeliano».

Patriota e scrittore (Lendinara, 1825 - ivi, 1883). Partecipa alla campagna del Veneto, alla difesa di Bologna, ai preparativi per la spedizione di Sapri, a diverse imprese garibaldine.

Amico e collaboratore del Mazzini, si sposta in molte città d'Italia propugnando le idee liberali e la libertà d'Italia, tiene conferenze politiche negli Stati Uniti, dirige molti giornali libertari, viene più volte imprigionato ed esiliato.