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I fratelli Baccari


DON GIACOMO BACCARI

Il più giovane dei tre fratelli Baccari, don Giacomo, nacque a Lendinara il 20 maggio 1756. Divise, si può dire, con pari intensità la sua vita tra la missione sacerdotale e il restauro edilizio delle chiese cittadine.

giacomobaccariDal 1787 alla morte (avvenuta il 30 aprile 1822) fu rettore apprezzatissimo del Santuario del Pilastrello (da cui da pochi anni erano stati costretti ad allontanarsi gli olivetani).
La sua dedizione e la sua misura umana gli accattivarono le simpatie generali.

Per l'architettura aveva - come il fratello don Francesco Antonio - propensione e senso artistico autentici. Preparò progetti per le chiese parrocchiali di Saguedo (1789-94) e Cavazzana (1795); seguì anche lavori per la Cattedrale di Adria.
Ma i cantieri che lo imposero maggiormente all'attenzione furono quelli del Santuario e di S. Biagio di Lendinara.
Nella frequentatissima basilica mariana ampliò la sagrestia (1794), rifece la cappella del Bagno e la tribuna, innalzò il presbiterio (trasportandovi il notevole altare marmoreo attribuito da alcuni al Marchiori, da altri al Morlaiter), dando una più larga misura alla chiesa, con la creazione del transetto (1795) e la trasformazione in due piccole navate delle quattro cappelle laterali esistenti (1800).
In S. Biagio maturò un'equilibrata impostazione che guardava con felice riconoscenza alla lezione vignolesca e palladiana. All'interno dette vita alla tersa eleganza delle tre navate e del coro separato dal presbiterio (con una palpabile suggestione del magistrale Redentore veneziano), mentre il pronao aggettante della facciata, di fronte all'Adigetto, evoca un gioco di luci e di rispondenze architettoniche, che alzano il tono del nuovo edificio in area provinciale.

Senza dimenticare, infine, che l'ascetico rettore, con la vocazione dell'architettura, non si negava a dirigere lavori di assestamento di vie e piazze, per lo smaltimento delle acque. Con rara - e gratuita - dedizione di cittadino per il decoro del suo paese.

 


 

DON GAETANO BACCARI

gaetanobaccariDon Gaetano Baccari (nato a Lendinara il 7 agosto 1752), a differenza degli altri due fratelli don Francesco Antonio e Don Giacomo - che nutrirono anche spiccati interessi per l'arte e l'architettura - fu concentrato quasi esclusivamente su un'azione di carattere pedagogico-culturale.

Mansionario di Sant'Anna, quindi pubblico insegnante, unì alla vocazione del prete e alla dedizione dell'educatore, la passione del bibliotecario e dell'uomo di cultura.
Attratto dalla personalità magnetica di Girolamo Silvestri, il decano dell'erudizione rodigina del tempo, fu a lungo in contatto con lui e il suo segretario, don Gioachino Masatto.
Dopo aver tentato (inutilmente) di rinnovare i fasti dell'Accademia lendinarese, introducendo una "Società letteraria e scientifica" sul modello dei Concordi (di cui dal 1791 fu socio), si dedicò con lena alla raccolta a fini di pubblica utilità di una consistente collezione libraria.

La rappresentanza comunale, con decreto del 23 agosto 1787 adottò il progetto di don Gaetano per l'istituzione di una pubblica libreria, accordandogli un assegno annuo di 20 ducati per l'acquisto dei libri.
Era intenzione esplicita di don Baccari di trovare, a sue spese, anche una collocazione adeguata e definitiva alla libreria pubblica.

Ma la morte, sopravvenuta il 27 marzo 1839, all'età di 87 anni, frustrò questo progetto.
La biblioteca lendinarese poteva già vantare un complesso di 7.381 volumi, in gran parte acquistati dal Baccari o donatigli da studiosi.

Dal luglio 1981 la biblioteca comunale, su decisione del consiglio cittadino, è dedicata al suo fondatore. A memoria della sua grande attrazione per i libri, ma anche della sua illuminata fiducia nel loro potere educativo e culturale.


 

DON FRANCESCO ANTONIO BACCARI

Nei decenni a cavallo della fine del '700, a Lendinara furono radicalmente rinnovate le più importanti architetture religiose. Uno sforzo edilizio eccezionale, che fu in gran parte merito di tre formidabili fratelli lendinaresi, tutti sacerdoti: i Baccari.

francescobaccariFrancesco Antonio, nato l'11 agosto 1747, era il più anziano (gli seguirono nel 1752 Gaetano e nel 1756 Giacomo).
A 16 anni era a Roma, dove entrò nella Congregazione di San Vincenzo de' Paoli. Divenuto sacerdote, fu inviato alla casa di Fermo quale lettore di teologia. Ma alle cure spirituali univa una fervida applicazione allo studio dell'architettura. Il suo talento emerse nei disegni che approntò per le chiese di Cologna Veneta, Fermo, Saludecio, Arzignano e Cavazzana di Lusia; e da un punto di vista teorico, nell'opera erudita su "La forza degli archi".

Ritornato a Lendinara negli anni del governo napoleonico, su incarico dell'arciprete del duomo, don Domenico Scipioni, preparò il progetto di un maestoso campanile. Anzi egli ideò due torri diverse, una cilindrica e una quadrangolare.
La seconda fu quella prescelta dai membri dell'Accademia Clementina di Bologna, che nominarono il Baccari socio onorario dell'Istituto.

I lavori dell'imponente struttura (alta alla fine) furono iniziati nel 1797 e dalle fondamenta allo stilobate furono diretti dallo stesso progettista (si concluderanno, dopo la sua morte, solo nel 1857).

Ritornato a Roma, nel 1817 fu eletto da papa Pio VII provicario e nel 1821 vicario generale delle Missioni.
Il suo zelo per l'ordine religioso fu riconosciuto con l'approdo ai massimi livelli dì responsabilità: nel 1828 divenne commissario apostolico e l'anno dopo assistente generale d'Italia.

Per la città natia continuò a nutrire costanti attenzioni. Nel 1812 rilevò una chiesetta, a fianco del duomo, rimasta chiusa al culto. A spese sue e del fratello don Gaetano, il piccolo edificio, dedicato a San Giuseppe, fu egregiamente restaurato ed ornato di affreschi e pregevoli dipinti.
Lì il Baccari mandò da Roma corpi e reliquie di Santi, provenienti dalle catacombe, perché fossero esposti e venerati.

Morì improvvisamente nella capitale il 3 marzo 1835, lasciando il ricordo di una vita integerrima e ricca di valori artistici spirituali. E di questi ultimi facevano buona testimonianza anche ì suoi corposi volumi sulle Questioni morali e La pratica del confessionale, i quali avevano avuto l'onore dì una traduzione francese e di più edizioni italiane.